“Uno studente immigrato è un valore aggiunto”: la preside di Caivano risponde a Meloni sul tetto agli stranieri in classe

Ventiquattro ore dopo l’annuncio della premier Giorgia Meloni sul tetto massimo di studenti stranieri per classe, arriva una voce che parla dalla scuola vera, quella di tutti i giorni. È quella di Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell’istituto superiore Morano di Caivano, intervenuta sul palco del Festival di Open a Parma per commentare la misura annunciata dal governo.

“Non deve mai succedere che io debba cacciare qualcuno”

Le parole della preside sono nette: “Uno studente immigrato è un valore aggiunto per la scuola. Noi prendiamo tutti quelli che vengono e quando non ce la faccio creo soluzioni. Ma non deve mai succedere che io debba cacciare qualcuno fuori”. Un intervento che contrappone l’esperienza quotidiana sul campo alla logica delle percentuali fissate per legge, con cui il governo vorrebbe regolare la composizione delle classi.

Il riferimento è alla proposta annunciata da Meloni dal palco di Fenix, la festa di Gioventù Nazionale: un tetto del 30% di studenti stranieri per classe, corsi di italiano obbligatori per i genitori con figli in difficoltà di inserimento e il divieto di burqa e niqab a scuola.

La storia di una vita spesa per l’integrazione

Carfora parla da una posizione che pochi altri in Italia possono rivendicare. Arrivata alla guida dell’istituto Morano nel 2013, dopo anni già spesi nel quartiere del Parco Verde, ha trovato una struttura abbandonata al degrado, con spazi sottratti alla comunità. Il suo lavoro, da allora, è stato quello di riportare al centro i ragazzi del quartiere, restituendo loro spazi e dignità. Quando le aule restavano vuote, è scesa in strada di persona, andando a bussare casa per casa nel Parco Verde per riportare gli studenti a scuola. L’immagine della preside con il megafono in mano, a chiamare per nome i ragazzi tra i palazzi, è diventata negli anni un simbolo nazionale della lotta alla dispersione scolastica. “Ero mossa dalla disperazione, io sono andata in quelle case disperata”, ha raccontato dal palco del festival.

“Una formica nell’apparato scolastico”

Nonostante la notorietà raggiunta anche grazie alla fiction Rai “La Preside”, ispirata alla sua storia, Carfora rifiuta l’etichetta di figura eccezionale e si descrive semplicemente come “una formica nell’apparato scolastico”. Una definizione che racconta bene la sua idea di scuola: fondata sul lavoro quotidiano, sull’accoglienza e sulla costruzione di relazioni con gli studenti, indipendentemente dalla loro provenienza. Per la preside di Caivano la vera sfida non è contare chi entra in classe, ma fare in modo che nessuno si senta invisibile.

Un dibattito destinato a durare

Le parole di Carfora si inseriscono in un confronto più ampio che coinvolge anche i dirigenti scolastici italiani. Il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, ha spiegato che la questione, sul piano didattico, è fondata, ma resta difficile da applicare sul piano tecnico: le iscrizioni seguono la residenza dei ragazzi nel quartiere, soprattutto per infanzia e primaria, e non è chiaro cosa fare quando gli studenti stranieri risultano maggioritari in una determinata zona. È lo stesso motivo, ricorda Giannelli, per cui una circolare ministeriale che già indicava una soglia del 30% non ha mai trovato reale applicazione. Una circolare, ha sottolineato, non ha comunque il valore cogente di una legge: se il tetto diventasse davvero norma, il tema dell’applicazione pratica tornerebbe inevitabilmente al centro del dibattito.

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