Il Consiglio dei Ministri vara il provvedimento dopo i disordini di Milano: fermo preventivo esteso, multe ai genitori e 500 militari in più nel capoluogo lombardo fino a fine anno

Ragazzi considerati capaci di intendere e di volere già a 14 anni, un nuovo delitto per chi porta la violenza in piazza, sanzioni a carico dei genitori e 500 soldati in più per le strade di Milano. È il pacchetto approvato martedì 20 ottobre 2026 dal Consiglio dei Ministri, riunito alle 18.21 a Palazzo Chigi sotto la presidenza di Giorgia Meloni. Il decreto-legge, intitolato “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile”, è stato proposto dalla premier insieme ai ministri Matteo Piantedosi (Interno), Carlo Nordio (Giustizia) e Guido Crosetto (Difesa).
La stretta arriva dopo i saccheggi e gli scontri del fine settimana, che hanno colpito soprattutto Milano e visto in prima linea moltissimi giovanissimi. Essendo un decreto-legge, il testo è operativo da subito: le Camere avranno poi 60 giornidalla pubblicazione per convertirlo in legge. Il provvedimento si compone di otto articoli.
Minorenni, si rovescia l’onere della prova
È il capitolo che fa più discutere. Finora, per portare a processo un ragazzo tra i 14 e i 18 anni, il giudice doveva verificare di volta in volta la sua maturità. Da oggi vale il principio opposto: la capacità di intendere e di volere si presume, e sarà semmai la difesa a doverla smontare. Non cambia invece la soglia dei 14 anni, sotto la quale nessuno è imputabile, e resta lo sconto di pena previsto per i minori. La norma non nasce adesso: era già scritta in un disegno di legge approvato dal Governo il 23 luglio 2026 e ancora fermo in Parlamento. Con il decreto salta l’attesa.
Ai minorenni si applica anche l’arresto in flagranza differita, lo strumento che consente di procedere anche a fatto concluso, purché le prove del coinvolgimento arrivino entro 48 ore.
Poi c’è il portafoglio delle famiglie. Se un minore, anche non imputabile, prende parte a determinati reati, chi ne ha la responsabilità genitoriale rischia una sanzione amministrativa da 500 a 1.000 euro, che raddoppia in caso di recidiva. L’unica via d’uscita è dimostrare di non aver potuto evitare il fatto. Corsia veloce anche per i risarcimenti: sui danni a beni pubblici deciderà direttamente il prefetto, mentre i privati potranno chiedere al giudice un decreto ingiuntivo in tempi rapidi. “Chi rompe paga”, ha sintetizzato Meloni.
Il nuovo reato nelle manifestazioni
Nel codice entra la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Basta far parte, anche in modo estemporaneo, di una formazione di almeno cinque persone che si muove in maniera coordinata e usa o lancia oggetti capaci di ferire o artifici pericolosi, creando un rischio reale per chi si trova in piazza. Nordio, in conferenza stampa, ha indicato una pena da 2 a 5 anni, mentre Meloni ha parlato di multe fino a 20mila euro, con aumenti per chi agisce a volto coperto o provoca feriti. Il conto si fa più pesante per chi organizza o promuove il gruppo e per chi istiga, anche attraverso la rete: per queste figure il Guardasigilli ha parlato di pene fino a 12 anni.
“La manifestazione del dissenso è il sale della democrazia”, ha precisato Nordio, a patto che resti dentro i confini della legge.
Il decreto introduce inoltre un’aggravante per il danneggiamento commesso da gruppi di almeno cinque persone e alza le pene per devastazione, saccheggio e attentato agli impianti di pubblica utilità quando avvengono durante un corteo. Per tutti questi reati è ammesso l’arresto differito. Le lesioni a un agente o ufficiale di polizia, causate mentre è in servizio o a causa del servizio, diventano procedibili d’ufficio: l’indagine parte anche senza querela.
Fermo preventivo e divieto di radunarsi
Il cosiddetto fermo preventivo, cioè l’accompagnamento negli uffici di polizia per un massimo di 12 ore, finora era previsto solo in occasione di manifestazioni. Ora si potrà usare anche durante specifiche operazioni nei luoghi molto affollati e varrà pure per i minorenni, quando elementi concreti facciano ritenere una persona pericolosa per la sicurezza. Restano in piedi le garanzie già esistenti, comprese quelle specifiche per i minori.
Il questore potrà inoltre vietare a una persona di ritrovarsi con soggetti determinati in luoghi precisi, per un periodo che non può superare un anno. Il divieto riguarda anche chi ha compiuto 14 anni, se ha già tenuto in gruppo comportamenti violenti o intimidatori e ha alle spalle misure di prevenzione o condanne per reati contro la persona o il patrimonio.
Per evitare che le convalide saltino nei giorni con molti arresti, è prevista anche una procedura accelerata per inviare magistrati negli uffici giudiziari sotto pressione.
Cinquecento militari, ma senza poteri di polizia
Fino al 31 dicembre 2026 il contingente dell’operazione Strade sicure cresce di 500 unità a Milano. Nei giorni scorsi si era ipotizzato di affidare ai soldati poteri di polizia giudiziaria, compresa la possibilità di arrestare, ma l’idea sarebbe caduta dopo il confronto tecnico con il Quirinale. I militari manterranno quindi i compiti di sempre, a supporto di Polizia e Carabinieri. Crosetto ha comunque definito la misura “un intervento concreto”.
“Il disagio non può diventare mai un alibi per la violenza”, ha detto Meloni presentando il provvedimento. Il primo banco di prova potrebbe arrivare già sabato, quando in diverse città sono attese nuove manifestazioni. Per i dettagli applicativi bisognerà comunque attendere il testo definitivo in Gazzetta Ufficiale.

