Lo scontro nasce dall’accordo con Putin sul gasolio russo e dagli attacchi di Kiev alle raffinerie. Mosca applaude, l’Europa prende le distanze

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto apertamente all’Ucraina di cambiare guida. Rispondendo ai giornalisti alla Casa Bianca, sabato 10 ottobre, ha sostenuto che Volodymyr Zelensky avrebbe potuto chiudere la guerra con la Russia «molte, molte volte» e che non lo ha mai fatto. Da qui la conclusione: per Trump è arrivato il momento che Kiev abbia «un nuovo presidente», un leader capace di firmare un accordo.
L’affondo arriva il giorno dopo l’intesa tra Washington e Mosca sul gasolio russo, che il presidente ucraino aveva attaccato a caldo. Per capire la frase di Trump bisogna partire da lì.
L’accordo sul gasolio
Venerdì 9 ottobre, dopo una telefonata con Vladimir Putin, Trump ha annunciato su Truth Social che la Russia avrebbe immesso subito sul mercato americano e internazionale oltre 300.000 tonnellate di gasolio, poi altre 500.000 a novembre e un milione nei mesi successivi. Il Dipartimento del Tesoro, attraverso l’OFAC, l’ufficio che gestisce le sanzioni, ha rilasciato una licenza temporanea che consente la vendita del diesel russo nel mondo. Secondo la stampa italiana la sospensione dura fino ad aprile 2027; i senatori democratici parlano di un’autorizzazione di sei mesi.
Il motivo è il prezzo del carburante. Il mercato del gasolio è sotto pressione per la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran e per il blocco delle esportazioni deciso da Mosca dopo i danni subiti dalle sue raffinerie. Trump, secondo il Boston Globe, punta ad abbassare i prezzi prima delle elezioni di metà mandato.
Il nodo delle raffinerie
È qui che nasce la rabbia contro Zelensky. Trump ha raccontato di aver detto al leader ucraino di fare ciò che voleva contro la Russia, ma di non colpire le raffinerie, e lo ha accusato di creare problemi al mondo e agli agricoltori e allevatori americani. Secondo un funzionario statunitense sentito da Axios, la Casa Bianca ha chiuso l’accordo con Mosca dopo che Kiev aveva ignorato sei richieste di fermare quei raid.
Zelensky aveva proposto uno scambio: stop agli attacchi sulle raffinerie russe in cambio dello stop ai bombardamenti russi sulle centrali elettriche ucraine. Washington, sempre secondo Axios, voleva invece una sospensione unilaterale e non considera le due cose equivalenti. Nella notte tra venerdì e sabato i droni ucraini hanno colpito un terminal petrolifero a Novoshakhtinsk, nella regione di Rostov, provocando un vasto incendio.
La replica di Kiev
Intervistato da Axios, Zelensky ha definito l’intesa «non giusta e non onesta», un segno di debolezza e un «regalo di compleanno» a Putin. Ha aggiunto che la delegazione ucraina, impegnata a Miami in due giorni di colloqui con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, sarebbe stata usata come copertura.
Sabato, dopo un raid russo su palazzi residenziali di Zaporizhzhia con tre bambini tra le vittime, Zelensky ha commentato con amarezza che la Russia aveva espresso così la sua gratitudine per la revoca delle sanzioni. Un funzionario ucraino ha riferito ad Axios che nei colloqui di Miami gli inviati americani avrebbero minacciato di interrompere la condivisione dell’intelligence; la parte americana ha smentito.
Le reazioni
Dall’Europa la risposta è stata netta. L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha scritto che non è il momento di allentare la pressione su Mosca e ha annunciato il più ampio pacchetto di misure contro l’apparato bellico russo dall’inizio della guerra. Negli Stati Uniti i senatori democratici Jeanne Shaheen, Chuck Schumer ed Elizabeth Warren hanno parlato di un tradimento dell’Ucraina e degli alleati europei.
Il responsabile ucraino per le sanzioni Vladyslav Vlasiuk ha messo in dubbio anche l’utilità economica dell’operazione: le prime 300.000 tonnellate coprirebbero appena 15 ore del fabbisogno americano. Da Mosca, secondo Adnkronos e Il Messaggero, sono arrivati invece apprezzamenti per le parole di Trump. Il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha però precisato che Putin, nella telefonata di 90 minuti, non si è impegnato a riprendere i negoziati.
Un copione già visto
Secondo Axios è la crisi più grave tra i due presidenti dallo scontro nello Studio Ovale del febbraio 2025. Trump aveva già chiesto in passato elezioni in Ucraina, un tema caro al Cremlino, che contesta la legittimità di Zelensky. Witkoff e Kushner starebbero valutando una visita a Mosca e a Kiev la prossima settimana, ma dopo lo strappo di sabato la trattativa appare tutta in salita.

