
Il presidente del Governo spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato lunedì 5 ottobre lo scioglimento delle Cortes e la convocazione delle elezioni generali per domenica 29 novembre 2026. L’annuncio è arrivato dal Palazzo della Moncloa, a Madrid, tre giorni dopo la sconfitta in Parlamento sul pacchetto per l’emergenza abitativa.
Venerdì 2 ottobre il Congresso dei deputati ha fatto cadere i due decreti legge sulla casa varati dal Consiglio dei ministri, con i voti contrari di PP, Vox, Junts e UPN. I testi prevedevano un tetto all’aggiornamento degli affitti, nuove regole per i contratti stagionali e per le stanze, un preavviso di sei mesi per il mancato rinnovo e la sospensione fino al 2030 degli sfratti a carico delle persone vulnerabili. Il voto era stato preceduto da giorni di mobilitazione, con un presidio del Sindicato de Inquilinas e Inquilinos in Puerta del Sol che durava da sei giorni. Subito dopo la votazione alcuni esponenti del sindacato hanno lanciato volantini sull’emiciclo, gridando contro i fondi avvoltoio.
Sánchez, che in più occasioni aveva indicato il 2027 come data del voto, ha trascorso il fine settimana in consultazioni con la cerchia ristretta, secondo quanto riferito da RTVE. Nel suo intervento ha riconosciuto di aver commesso errori e ha chiesto agli elettori una maggioranza progressista molto più ampia, necessaria a suo dire per fare di più. Informato il re Felipe VI, ha convocato un Consiglio dei ministri straordinario per sciogliere le Camere. Il sovrano ha firmato il decreto a distanza, appena atterrato a Helsinki per una visita di Stato in Finlandia. Il testo uscirà martedì 6 ottobre sul Boletín Oficial del Estado, nel rispetto dei 54 giorni che la legge impone tra la pubblicazione e il voto.
Il leader del PP Alberto Núñez Feijóo ha commentato con un “finalmente” e ha impostato la sfida come una scelta tra “corruzione e cambiamento”. Il suo partito chiedeva da mesi le urne e venerdì aveva accusato il premier di usare il tema della casa per calcoli elettorali. La fondazione FAES sostiene che Sánchez miri soprattutto a mobilitare la sinistra con slogan polarizzanti, più che a risolvere il problema. Sono posizioni di parte, che il Governo non condivide.
Sul piano dei numeri, una rilevazione rapida pubblicata da El Español darebbe oggi al PP 143 seggi, al PSOE 106, a Vox 62 e a Sumar 6. Si tratta di un sondaggio di una singola testata, non di un dato ufficiale.
Il Governo intende intanto riapprovare martedì i due decreti con modifiche definite “non sostanziali” da fonti dell’esecutivo, per farli convalidare dalla Deputazione permanente, l’organo che opera a Camere sciolte. Il ministro Félix Bolaños ne difende la legittimità, mentre PP e Vox avrebbero sollevato dubbi. Nel PSOE la campagna sarà coordinata da Rebeca Torró, con María Jesús Montero alla strategia e Cristina Narbona al programma. Le liste saranno ratificate il 17 ottobre.

