L’LP Donald Fagen The Nightfly esce il 1 ottobre 1982 per la Warner Bros. Records ed è il primo disco da solista dell’ex voce degli Steely Dan. Fagen ha 34 anni e alle spalle lo scioglimento della band fondata con Walter Becker, fermatasi nel 1981. L’album nasce in otto mesi di sedute tra gli studi Soundworks e Automated Sound di New York e i Village Recorders di Los Angeles, su macchine digitali, cosa ancora rara nel pop dell’epoca.
L’uomo dietro il microfono
Donald Jay Fagen è nato a Passaic, nel New Jersey, il 10 gennaio 1948. Da ragazzo ascolta Chuck Berry e Fats Domino, poi si consegna ai programmi di jazz che la radio trasmette a tarda ora. Al Bard College studia inglese e incontra Walter Becker.
Con Becker fonda gli Steely Dan, che esordiscono nel 1972 con Can’t Buy a Thrill e arrivano al successo pieno con Aja(1977). Il lavoro su Gaucho (1980) logora il rapporto tra i due, anche per la smania di perfezione. Nel 2001 la band entra nella Rock and Roll Hall of Fame. Becker è morto nel 2017.
Otto mesi di notti in studio
Alla produzione torna Gary Katz, già dietro ai dischi degli Steely Dan, con l’ingegnere Roger Nichols e Elliot Scheinerai missaggi. Nei crediti figurano 31 musicisti, tra cui il batterista Jeff Porcaro e i chitarristi Larry Carlton e Rick Derringer.
La scommessa è il digitale. Si lavora con le registratrici 3M a 32 e a 4 piste, che all’inizio non obbediscono. Nichols e due colleghi volano a Saint Paul, in Minnesota, a lezione dalla casa costruttrice per imparare ad allinearle da soli. Fagen ha raccontato di essere stato più volte sul punto di tornare all’analogico.
Ogni parte viene incisa separatamente. In Ruby Baby Michael Omartian e Greg Phillinganes suonano insieme sulla stessa tastiera, per ottenere gli sfasamenti tra mano destra e sinistra che Fagen cercava. Il brusio di festa nasce in studio: l’idea di captare un ricevimento nel vicino Studio 54 non convinse, così la band organizzò un party tutto suo. Dopo le sedute, finite spesso a notte fonda, il missaggio durò dieci giorni.
Otto canzoni, un solo ragazzo
Nelle note di copertina Fagen avverte che i brani raccontano le fantasie di un giovane cresciuto nelle periferie di una città del Nordest tra fine anni Cinquanta e primi anni Sessanta, uno più o meno della sua stazza. Più tardi chiarì che il protagonista è un personaggio composito.
I.G.Y. apre il disco e prende il nome dall’Anno Geofisico Internazionale (1957-1958): immagina un futuro luminoso, con un tunnel sotto l’Atlantico e città a energia solare. Green Flower Street strizza l’occhio al classico jazz On Green Dolphin Street. Ruby Baby, firmata da Jerry Leiber e Mike Stoller, riprende la versione dei Drifters. In Maxine si sentono le armonie dei Four Freshmen.
Sul lato B, New Frontier mette in scena un liceale goffo che prepara il rifugio antiatomico in giardino per ricevere una ragazza. La title track ritrae Lester, disc jockey della WJAZ di Baton Rouge, in Louisiana, tra le telefonate degli ascoltatori e la propria solitudine. The Goodbye Look gioca con la bossa nova e racconta un colpo di mano militare in un’isola dei Caraibi. Walk Between Raindrops, l’ultimo pezzo inciso, ha radici in un racconto popolare ebraico.
La copertina delle 4:09
Sul fronte c’è Fagen vestito da disc jockey, camicia con cravatta, davanti a un microfono RCA 77-DX. Sul piano ci sono un giradischi, un posacenere, un pacchetto di Chesterfield King e la copertina di Sonny Rollins and the Contemporary Leaders, uno dei suoi dischi preferiti. L’orologio segna le 4:09.
La foto è di James Hamilton, scattata nell’appartamento di Fagen all’Upper East Side di Manhattan. Servì un secondo servizio, perché nel primo il microfono guardava dalla parte sbagliata. Sul retro una finestra illuminata in una fila di villette suburbane suggerisce il ragazzo che ascolta la radio sottovoce.
Critica, classifiche, premi
La stampa accolse bene il disco. Billboard lo scelse come migliore uscita del mese, David Fricke lo lodò su Rolling Stone e Robert Christgau gli diede una A sul Village Voice. Non mancarono le stroncature: Melody Maker lo trovò patinato e senza ispirazione.
Negli Stati Uniti raggiunse l’undicesimo posto della classifica generale il 27 novembre 1982. Arrivò 44° nel Regno Unito e 56° in Germania, ed è disco di platino in entrambi i mercati anglosassoni. Ai Grammy del 1983 ottenne sette nomination, tra cui album dell’anno e miglior registrazione, e Gary Katz fu candidato come produttore dell’anno. I singoli furono I.G.Y., New Frontier e Ruby Baby.
Il disco con cui si provano gli impianti
Per anni The Nightfly è stato un classico delle dimostrazioni nei negozi hi-fi, e I.G.Y. è il brano che molti tecnici del suono usano ancora per tarare gli impianti dei concerti. I primi CD del 1984, secondo la ricostruzione di Nichols, furono ricavati da copie di terza e quarta generazione dei nastri: una ragione in più per cui molti appassionati tornano al vinile.
Dopo The Nightfly
Fagen non portò il disco in tournée e passò un lungo periodo di blocco creativo, di cui ha parlato nelle sue memorie Eminent Hipsters. Per il secondo album solista servirono undici anni: Kamakiriad uscì nel 1993. Nel 2019, con gli Steely Dan, suonò The Nightfly per intero al Beacon Theatre di New York e all’Orpheum Theatre di Boston; la registrazione, The Nightfly Live, è uscita nel 2021.
La tracklist
Lato A
- A1 I.G.Y. (International Geophysical Year) 6:05
- A2 Green Flower Street 3:40
- A3 Ruby Baby (Leiber e Stoller) 5:38
- A4 Maxine 3:50
Lato B
- B1 New Frontier 6:23
- B2 The Nightfly 5:45
- B3 The Goodbye Look 4:47
- B4 Walk Between Raindrops 2:38
Tutti i brani sono di Donald Fagen, tranne Ruby Baby. Durata totale: 38:46.






