Uscito il 19 marzo 1971, il quarto album in studio della band di Ian Anderson ha superato i sette milioni di copie. La storia di un disco nato da una fotografia e registrato tra mille difficoltà in un’ex chiesa di Londra

Barba lunga, capelli arruffati, un cappotto da mendicante e alle spalle una città grigia. È il volto che da oltre mezzo secolo accompagna Aqualung, il quarto album in studio dei Jethro Tull, pubblicato il 19 marzo 1971 dalla Chrysalis in Europa e dalla Reprise in America. Il disco, guidato dalla voce e dal flauto di Ian Anderson, fu inciso in gran parte negli Island Studios di Basing Street, a Londra, tra dicembre 1970 e febbraio 1971. Ancora oggi è il lavoro più venduto nella storia del gruppo.
Una fotografia sul Tamigi
Tutto parte da alcuni scatti. Li aveva fatti Jennie Franks, allora moglie di Anderson, ai senzatetto che vivevano lungo il Thames Embankment. Un uomo in particolare colpì la coppia, che decise di scrivere insieme il brano che avrebbe dato il titolo all’album. Anderson ha spiegato più volte che il pezzo non voleva raccontare solo quel personaggio, ma soprattutto chi gli passa accanto: il senso di colpa, il disagio, perfino un po’ di paura davanti a chi vive in strada.
Da quell’immagine nacque anche la copertina. L’acquerello fu affidato all’illustratore americano Burton Silverman, chiamato da Terry Ellis, manager della band e cofondatore della Chrysalis. Il pittore ricevette un compenso unico di 1.500 dollari, sulla parola e senza un contratto scritto. Anderson, dal canto suo, non ha mai amato quel ritratto e in seguito avrebbe preferito usare direttamente la fotografia della moglie.
Lo studio nuovo, i problemi vecchi
La Island aveva appena aperto i suoi studi dentro una cappella riconvertita, e i Jethro Tull furono tra i primi a lavorarci. Nella sala grande, però, il suono rimbombava e l’ambiente era gelido: Anderson lo ha sempre ricordato come un posto ostile, dove registrare era una fatica. Alcune parti furono rifatte a febbraio 1971, dopo il tour europeo di gennaio. Due brani erano già stati incisi nel 1970 ai Morgan Studios.
Nella sala più piccola, negli stessi giorni, c’erano i Led Zeppelin alle prese con il loro quarto album. Il chitarrista Martin Barre ha raccontato che, mentre incideva l’assolo di Aqualung, vide Jimmy Page sbracciarsi dalla regia per salutarlo. Barre non si scompose e chiuse la parte che sarebbe diventata uno dei marchi di fabbrica del gruppo.
Una formazione che cambia
Il disco segna una svolta anche negli uomini. Il bassista Glenn Cornick era stato allontanato dopo l’ultimo tour americano del 1970 e al suo posto arrivò Jeffrey Hammond, vecchio amico di Anderson, accreditato sulla copertina come Jeffrey Hammond-Hammond. Alle tastiere John Evan entrava per la prima volta da membro effettivo, mentre per il batterista Clive Bunker fu l’ultimo album con la band, lasciata poco dopo per dedicarsi alla famiglia. La produzione restò nelle mani di Anderson e di Ellis, gli arrangiamenti orchestrali furono curati da David Palmer, oggi Dee Palmer.
Due facciate, due mondi
Il primo lato, intitolato Aqualung, è una galleria di personaggi: il vagabondo del brano d’apertura, la giovanissima prostituta di Cross-Eyed Mary, e due pezzi autobiografici, tra cui Cheap Day Return, scritto da Anderson dopo una visita al padre gravemente malato. Il secondo lato, My God, cambia registro e affronta la religione con My God, Hymn 43 e Wind-Up, con toni spesso critici verso la Chiesa come istituzione. Rispetto ai dischi precedenti cresce lo spazio della chitarra acustica, con brevi intermezzi come Wond’ring Aloud e Slipstream a fare da cuciture tra i brani più duri.
Proprio quella divisione spinse molti critici a parlare di concept album. Anderson ha sempre respinto l’etichetta: per lui si trattava di una raccolta di canzoni diverse. La reazione fu quasi una provocazione. L’anno dopo, nel 1972, i Jethro Tull pubblicarono Thick as a Brick, un concept album vero e dichiaratamente esagerato, pensato come una presa in giro del genere.
I numeri di un successo
Nell’aprile 1971 l’album salì al quarto posto della classifica britannica, mentre negli Stati Uniti arrivò al settimo della Billboard 200, il primo ingresso della band nella top 10 americana. Le vendite hanno superato i sette milioni di copie nel mondo, anche se Anderson, in anni più recenti, ha parlato di circa 12 milioni. Negli Stati Uniti la RIAA lo ha certificato triplo disco di platino, in Gran Bretagna e Germania è disco d’oro. Dall’album uscirono due singoli, Hymn 43 e Locomotive Breath, quest’ultima diventata un classico dei concerti.
Un disco che non invecchia
L’eredità è passata anche al metal: nel 1983 gli Iron Maiden incisero una loro versione di Cross-Eyed Mary come lato B del singolo The Trooper. Nel 2011, per il quarantennale, il produttore Steven Wilson ha firmato un nuovo missaggio stereo e in 5.1 che ha restituito brillantezza a registrazioni nate con molti limiti tecnici.
Il viaggio continua. Il 21 novembre 2025 è tornato nei negozi, rimasterizzato, Aqualung Live: l’album eseguito per intero dal vivo in studio nel 2004 a Washington, davanti a una quarantina di ospiti, pubblicato per la prima volta anche in vinile da 180 grammi. A dicembre è entrato al nono posto della classifica britannica rock e metal. Il vagabondo del Tamigi, a quanto pare, non ha ancora finito di camminare.
La tracklist
Lato A: Aqualung
- Aqualung 6:31
- Cross-Eyed Mary 4:06
- Cheap Day Return 1:21
- Mother Goose 3:51
- Wond’ring Aloud 1:53
- Up To Me 3:14
Lato B: My God
- My God 7:08
- Hymn 43 3:15
- Slipstream 1:12
- Locomotive Breath 4:23
- Wind-Up 6:01
Durata complessiva: 42:55
Durate indicate sull’edizione americana Reprise del 1971, che taglia i primi tre secondi del brano d’apertura. Sulle stampe britanniche i tempi riportati variano di qualche secondo.








