Sanità, il costo delle cure ferma il 41% delle donne

Il peso economico delle prestazioni sanitarie costringe il 41% delle donne in Italia a rinunciare alle cure mediche, contro una quota del 30% registrata tra gli uomini. La disparità di genere nell’accesso ai percorsi diagnostici e terapeutici emerge dai dati dell’analisi elaborata dalla società di ricerca Iqvia, illustrati nella giornata di lunedì 12 ottobre 2026 nel corso del convegno intitolato Salute che include, organizzato all’interno dello stabilimento produttivo del gruppo farmaceutico Eli Lilly in via Antonio Gramsci 731/733 a Sesto Fiorentino, in provincia di Firenze.

Il divario evidenziato dallo studio fotografa una vulnerabilità strutturale determinata non solo dal reddito disponibile, ma anche dalla combinazione tra precarietà contrattuale e carichi di assistenza familiare. Questi fattori condizionano pesantemente le scelte di salute del comparto femminile, dove la necessità di far quadrare i bilanci domestici si traduce frequentemente nella cancellazione di visite specialistiche, esami di prevenzione o percorsi terapeutici continuativi.

A tracciare le conseguenze del quadro è intervenuta Darya Majidi, presidente del comitato nazionale UN Women Italy, ricordando la posizione arretrata della penisola, attestata all’83° posto nelle classifiche globali relative al divario di genere. Oltre alle ripercussioni legate alla violenza, che colpisce una donna su tre nell’arco dell’esistenza, la dirigente ha rimarcato come la popolazione femminile segnali incidenze di stress, ansia e stati depressivi doppie rispetto a quelle maschili, trovandosi al contempo costretta a tagliare sia le visite per patologie organiche sia i consulti psicologici proprio a causa delle barriere tariffarie. Per la rappresentante delle Nazioni Unite, rafforzare i modelli assistenziali territoriali e i congedi dedicati significa tutelare la tenuta socioeconomica dell’intera comunità nazionale.

Sul fronte delle strategie aziendali, Manuela Schumann, vicepresidente delle risorse umane e dei servizi di stabilimento per l’hub italiano di Eli Lilly, ha illustrato il ruolo che le realtà produttive possono assumere nell’arginare il fenomeno. Tra le misure individuate figurano il potenziamento dei piani sanitari integrativi interni, i programmi di screening sul posto di lavoro e il sostegno concreto alle incombenze genitoriali e di cura dei familiari non autosufficienti, con l’obiettivo di evitare che le lavoratrici sacrifichino la propria salute personale per sostenere i compiti domestici.

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