Dopo due anni di silenzio discografico seguiti al successo di “Romance”, disco del 2024 candidato al Mercury Prize, i Fontaines D.C. sono tornati lo scorso 18 agosto con “Marianne”, primo singolo estratto dal quinto album in studio della band irlandese, “Dopamine Chamber”, in uscita il 16 ottobre su XL Recordings.
Il gruppo di Dublino, formato da Grian Chatten alla voce, Conor Curley e Carlos O’Connell alle chitarre, Conor Deegan III al basso e Tom Coll alla batteria, ha scelto un titolo programmatico per il nuovo disco. Lo stesso Chatten lo ha descritto come un esperimento sonoro in cui l’ascoltatore viene sottoposto a diversi stimoli musicali capaci di alterare l’umore, mentre il bassista Conor Deegan ha spiegato che il tema ricorrente nella discografia della band, il rapporto con un luogo, questa volta si trasforma in una domanda sulla fuga: dove si scappa quando scappare diventa sempre più difficile.
“Marianne” nasce proprio attorno a questo concetto di escapismo. Prodotto ancora una volta da James Ford, già al lavoro con Blur e Arctic Monkeys, il brano segna una svolta sonora per la band: meno chitarre in primo piano, più archi, sintetizzatori e un’atmosfera che diversi critici hanno paragonato al mondo cinematografico di David Lynch e alle sonorità dei Depeche Mode. La canzone racconta un invito alla fuga e alla dimenticanza, con un testo che gioca sull’ambiguità tra seduzione e resa alla propria immaginazione, di fronte a un mondo percepito come sempre più caotico.
Il brano ha anche un significato particolare per la band: secondo quanto raccontato dagli stessi membri, “Marianne” rischiava di restare fuori dalla scaletta di “Dopamine Chamber” tra le oltre quaranta canzoni scritte per il disco, salvo essere recuperato su insistenza del loro manager storico Trevor Dietz, scomparso di recente. È infatti il primo disco pubblicato dalla band dopo la sua morte.

© Fontaines D.C. / YouTube
Sul fronte della critica, l’accoglienza è stata in prevalenza molto positiva. NME ha assegnato al brano cinque stelle, definendolo un ingresso in scena cinematografico e sontuoso rispetto alla brutalità del precedente singolo “Starburster”. Clash Magazine lo ha promosso con un 8 su 10, sottolineando l’urgenza fisica del suono unita a un testo volutamente ambiguo. Il magazine canadese Exclaim ha apprezzato soprattutto la voce di Chatten, definendola capace di un fascino sprezzante che resta il marchio di fabbrica della band anche nel nuovo abito sonoro. Non sono mancate voci più tiepide: alcuni ascoltatori e recensori indipendenti hanno parlato di una svolta verso un synth pop più derivativo, giudicando il ritornello meno originale rispetto ai singoli precedenti.
Il brano è entrato in classifica in diversi mercati, tra cui Regno Unito, Irlanda, Paesi Bassi, Nuova Zelanda ed Estonia, confermando l’attesa internazionale attorno al ritorno della band.
Non sono mancate infine alcune polemiche legate al videoclip ufficiale, uscito lo stesso giorno del brano: diverse testate, tra cui il magazine americano Paste, hanno notato l’utilizzo di effetti visivi generati con intelligenza artificiale nella realizzazione del video, aprendo un dibattito tra i fan sull’uso di questi strumenti da parte di un gruppo rock.

