Il Senato dà il via libera definitivo alla legge sul nucleare: l’Italia si riapre alla produzione di energia atomica


Il provvedimento porta la firma del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ed è una legge delega: non riapre di per sé nessuna centrale, ma autorizza il governo a scrivere, entro dodici mesi, i decreti attuativi che dovranno regolare nel dettaglio costruzione e gestione degli impianti, la produzione di idrogeno tramite energia nucleare, lo smaltimento del combustibile esaurito e la sicurezza, oltre all’istituzione dei nuovi organi di controllo. Anche i Comuni potranno candidarsi a ospitare le future centrali. La legge stanzia inoltre 1,5 milioni di euro nel 2026 e 6 milioni nel 2027 per campagne informative rivolte alle popolazioni dei territori interessati.

Il voto ha rispecchiato la divisione tra maggioranza e opposizione già emersa alla Camera in giugno: favorevoli Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati e Azione, contrari Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, astenuta Italia Viva. Per la premier Giorgia Meloni si tratta di “una scelta coraggiosa e di buon senso”: secondo la presidente del Consiglio, oggi l’Italia importa già elettricità prodotta da centrali nucleari di Paesi vicini senza poterla produrre in casa, e la nuova legge punta a cambiare questo scenario. Sulla stessa linea il ministro Pichetto Fratin, che ha parlato di “giornata storica”, e la viceministra Vannia Gava, secondo cui il traguardo rafforza la sicurezza e l’indipendenza energetica del Paese.

Le opposizioni restano divise sui motivi del no più che compatte nel merito. Il Pd contesta soprattutto l’ampiezza della delega, che a suo giudizio lascia troppo margine al governo e marginalizza il ruolo del Parlamento su una materia che aveva già visto gli italiani esprimersi in due referendum, nel 1987 e nel 2011, quest’ultimo con oltre il 94% di no. Il Movimento 5 Stelle, con il vicepresidente Stefano Patuanelli, chiede da mesi chiarezza su dove sorgerà il deposito nazionale delle scorie radioattive, nodo che il testo non scioglie. Avs, con Angelo Bonelli, si è detta contraria al nucleare come tecnologia in sé, mentre Italia Viva, storicamente favorevole all’atomo, si è astenuta dicendosi poco fiduciosa nella capacità di questo governo di portare a termine il percorso.

Sui tempi, il ministro Pichetto Fratin ha indicato la messa in funzione dei primi impianti tra il 2033 e il 2034, un orizzonte che dipenderà però dai contenuti dei decreti attuativi ancora da scrivere e, come segnalano alcuni osservatori, dalla possibilità che il tema torni a essere messo in discussione con un nuovo referendum, vista la storia dei due precedenti voti popolari contrari all’energia atomica.

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