Cortei e presidi nelle principali città italiane dopo l’estate più calda dal 1950. Il movimento contesta le nuove estrazioni di gas e petrolio e la spesa per le armi

Gli studenti di Fridays for Future Italia tornano in strada. Venerdì 16 ottobre il movimento ha convocato uno sciopero per il clima in tutto il Paese, con cortei, presidi e azioni organizzati dai gruppi locali nelle principali città. Il motivo è scritto nei termometri: secondo il Cnr, l’estate appena finita è stata la più calda in Italia dal 1950, anno di inizio della serie analizzata.
È il ritorno in grande stile di una mobilitazione che, a sette anni dai primi cortei italiani, sembrava aver perso slancio. «Scendiamo in piazza perché non ci rassegniamo», si legge nell’appello pubblicato dal movimento.
Chi sono i Fridays for Future
Il movimento nasce in Svezia il 20 agosto 2018, quando Greta Thunberg, studentessa, decide di non andare a lezione fino alle elezioni politiche del 9 settembre per protestare contro l’inerzia sul clima. Finito il voto continua, ogni venerdì. Il gesto fa il giro del mondo e milioni di ragazzi lo imitano: “venerdì per il futuro”, appunto.
In Italia la rete si forma nel 2019. È organizzata in gruppi locali nelle singole città, che si coordinano in assemblee nazionali. Al centro delle sue campagne ci sono l’uscita dai combustibili fossili e la giustizia climatica, cioè la protezione delle persone più esposte agli effetti del riscaldamento globale.
L’estate dei record
Secondo l’Istituto per la bioeconomia del Cnr, l’estate 2026 ha registrato in Italia una temperatura media di 24,3 gradi a due metri dal suolo, superando il primato del 2003, fermo a 23,6. Agosto è andato oltre: 25,6 gradi di media nazionale, 5,2 in più rispetto agli agosti del periodo 1951-1980. Per il ricercatore Lorenzo Arcidiaco i dati lasciano prevedere che il 2026 possa chiudersi come l’anno più caldo dal 1950.
Fuori dai confini il quadro è più pesante. Un’analisi del quotidiano britannico The Guardian, basata su dati ancora incompleti, stima che durante le quattro ondate di calore consecutive dell’estate in Europa siano morte almeno 35 milapersone in più del normale. La sola Germania, secondo il Robert Koch Institut, ha contato circa 14 mila decessi legati al caldo tra il 6 aprile e il 9 agosto; la Spagna, secondo l’istituto Carlos III, 4.947 da maggio, il dato più alto mai registrato nel Paese.
Cosa chiedono
Nell’appello per il 16 ottobre il movimento punta il dito contro il governo, accusato di voler aumentare le estrazioni di gas e petrolio in Italia. La protesta tiene insieme clima e spesa pubblica: i Fridays contestano le risorse destinate agli armamenti, che a loro giudizio vengono sottratte alla protezione di comunità e territori, e gli extraprofitti che le compagnie fossili accumulano a ogni crisi internazionale.
C’è anche un tema che riguarda da vicino i più giovani: l’ansia per il futuro del pianeta, che il movimento vuole trasformare in partecipazione collettiva invece di lasciarla vivere a ciascuno da solo.
A Torino, una delle piazze storiche del movimento, il programma è già definito: corteo la mattina con partenza da Palazzo Nuovo e, alle 18, presidio davanti al Comune in piazza Palazzo di Città, per chiedere città più vivibili, investimenti nelle energie rinnovabili e prevenzione dei disastri. L’elenco delle altre iniziative viene pubblicato sulla mappa del sito di Fridays for Future Italia.

