
Quando oggi si sale su un treno a Folkestone e ci si ritrova a Calais 35 minuti dopo, è facile dimenticare quanto tempo ci sia voluto perché quell’idea diventasse realtà. Il Tunnel della Manica, o Eurotunnel, non nasce negli anni Ottanta: la sua genesi affonda le radici in oltre due secoli di progetti, entusiasmi e fallimenti.
Le prime idee, tra Napoleone e l’Ottocento
Le prime proposte concrete per collegare stabilmente Francia e Inghilterra risalgono già al Settecento, ma è nel 1802 che l’ingegnere francese Albert Mathieu-Favier presenta a Napoleone Bonaparte un piano che oggi sorprende per la sua modernità: un tunnel illuminato da lampade a olio, percorribile da carrozze trainate da cavalli, con un’isola artificiale a metà del canale per cambiare i cavalli e permettere una sosta. Il progetto non va oltre la carta, complice anche il clima di guerra tra le due nazioni. Nel corso dell’Ottocento le proposte si moltiplicano, spinte dai progressi dell’ingegneria mineraria, ma restano sempre bloccate da un ostacolo che non è tecnico, bensì politico e militare: la paura britannica che un collegamento fisso potesse aprire la strada a un’invasione dal continente.
Il Novecento e la nascita di un progetto concreto
Bisogna attendere il 1957 perché nasca una società dedicata a studiare seriamente la fattibilità dell’opera, ponendo le basi tecniche di quello che sarebbe diventato il progetto moderno. Per decenni, però, il tunnel resta un’idea sulla carta: i governi si susseguono, gli studi si accumulano, ma manca la volontà politica — e soprattutto finanziaria — di dare il via ai lavori.
La svolta arriva a metà degli anni Ottanta. Nel 1986 la premier britannica Margaret Thatcher firma con la Francia il Trattato di Canterbury, che sblocca definitivamente il progetto a una condizione precisa: l’intero rischio economico deve ricadere su investitori privati, senza che un solo penny gravi sui contribuenti britannici. È una scelta politica pesante, che segnerà anche il futuro finanziario dell’opera.
Dalla posa della prima talpa all’inaugurazione
I lavori di scavo iniziano nel 1988, con undici enormi frese meccaniche — vere e proprie fabbriche mobili lunghe fino a 200 metri — che avanzano contemporaneamente dai due lati del canale, scavando nel gesso marnoso del fondale. Le squadre francese e inglese si incontrano sottoterra nel dicembre 1990, in uno dei momenti simbolicamente più forti della storia dell’ingegneria europea.
Il tunnel viene inaugurato ufficialmente il 6 maggio 1994 dalla regina Elisabetta II e dal presidente francese François Mitterrand, che compiono il primo viaggio ufficiale da Folkestone a Coquelles, vicino Calais. Nasce così, dopo quasi due secoli di tentativi, il tunnel sottomarino più lungo al mondo: 50,45 chilometri complessivi, di cui 37,9 sotto il livello del mare, con un punto di massima profondità di 75 metri sotto il fondale.
Un’opera nata in perdita, poi diventata indispensabile
Il paradosso dell’Eurotunnel è che, dal punto di vista finanziario, la sua genesi fu inizialmente un disastro: i costi lievitarono ben oltre le previsioni e il traffico reale restò per anni molto al di sotto delle stime che avevano giustificato l’investimento privato. Solo negli anni successivi, con il consolidamento del traffico merci e passeggeri su Eurostar, l’opera ha trovato il proprio equilibrio, diventando oggi un collegamento strategico tra il Regno Unito e il continente.



